In Sardegna il vento non è semplice vento, è Maestrale; arriva all'improvviso, scuote il mare, spettina i pensieri e costringe a restare saldi.
Forse è per questo che le donne sarde hanno quello sguardo fermo, sono figlie del Maestrale, donne che non si piegano facilmente, che hanno imparato a resistere, a custodire, a costruire anche quando tutto sembrava essergli contro.
Le donne sarde hanno qualcosa di diverso, di speciale e unico al mondo; hanno vissuto gli anni del patriarcato, hanno rinunciato agli studi, hanno lavorato nei campi e cresciuto famiglie numerose da sole, ma non si sono mai piegate, sono sempre rinate dalla proprie ceneri, hanno sempre combattuto e hanno vinto.
Nel mondo di oggi, dove la cultura si è evoluta, la tecnologia anche, si dovrebbe pensare che uomini e donne siano allo stesso livello, che gli stipendi siano uguali, come i diritti, che la maternità sia uguale alla paternità, che una donna possa indossare ciò che vuole, divertirsi ed essere spensierata, ma purtroppo non è così, non è affatto così.
Ogni giorno sentiamo di violenze domestiche, violenze fisiche, verbali, psicologiche, femminicidi, stupri, senza sosta; la donna ha fatto tanta, tantissima strada, ma ancora non è libera, deve continuare a lottare, ma la donna è forte, non si arrende, e confidiamo che tutto questo lottare, per le generazioni future, sia valso a qualcosa, confidiamo in un futuro dove finalmente gli uomini e le donne siano uguali, noi ci crediamo.
In questo giorno di festa, dove viene celebrata la donna, noi vogliamo parlare di donne che vanno prese come esempio, donne sarde, forti, fiere ed orgogliose, a cui ispirarsi, quando ci si sente perse, quando si sta soffrendo o quando magari si è vittime; tutte le donne si possono rialzare e tutte meritano di essere ciò che vogliono essere, per voi, per chi lotta, per chi non ce l'ha fatta, parliamo un po' di donne :
"Mi dispraghidi ma deu seu... Femmina Sarda!
Sarda, barrosa, pottu coru, crabeddu e anima!
Seu terra, soi, bentu e mari, ma puru perda, unu Nuraghe e, chi ci scudisi, scudisi e ti squartarasa beni a Terra"
Sandra Giglio
(Mi dispiace ma io sono, donna sarda ! Sarda, testarda, ho cuore, cervello e anima! Sono terra, sole, vento e mare, ma anche pietra, un Nuraghe e se ci sbatti contro, ci urti e crolli bene per terra)
Eleonora d'Arborea
Eleonora d'Arborea (1347/ 1404) fu la giudicessa del Giudicato d'Arborea, uno dei quattro regni medievali in cui era divisa la Sardegna (insieme a Cagliari, Torres e Gallura).
Non era una "regina" nel senso classico del nome, ma una giudice/giudicessa, cioè sovrana con pieni poteri politici e militari.
Salì al potere in un momento molto difficile, c'erano tante tensioni interne, conflitti con la Corona d'Aragona e numerose lotte per l'indipendenza della Sardegna, ma lei governò con intelligenza politica e fermezza.
La sua opera più famosa fu la Carta de Logu, un codice di leggi del 1392, che per l'epoca era modernissima e rivoluzionaria, dove sanciva la tutela delle proprietà private, norme severe contro la violenza, regole su agricoltura, pascoli, incendi, responsabilità penali ben definite ma soprattutto protezione sulle donne, inclusi casi di stupro e tutela patrimoniale.
Pensate che rimase in vigore in Sardegna per quasi 400 anni, sino al 1827.
Eleonora non fu solo legislatrice, ma una figura diplomatica e molto determinata, ed oggi non è solo un personaggio storico, ma un simbolo di cultura, infatti ad Oristano c'è una sua statua, molto importante, che viene celebrata durante la Sartiglia.
Quando pensiamo alla forza delle donne sarde, non possiamo non pensare ad Eleonora d'Arborea, in un tempo in cui le donne raramente governavano, lei scriveva leggi, guidava eserciti e decideva il destino di un popolo.
Grazia Deledda
Grazia Deledda è nata a Nuoro il 27 settembre del 1871 ed è stata ed è tutt'oggi, la prima e unica donna italiana a vincere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1926.
Cresce in una Sardegna ancora rurale, profondamente legata alle tradizioni e ai codici morali, non frequentò scuole private o prestigiose, fu in gran parte autodidatta.
Grazia Deledda raccontava la Sardegna vera, quella dell'entroterra, la Barbagia, i paesi isolati, la religiosità, il senso di colpa, le famiglie segnate dall'onore, il destino; i suoi romanzi non sono cartoline turistiche, sono intensi, psicologici e pieni di conflitti interiori.
Tra le sue numerose opere ne citiamo solo alcune :
- Fior di Sardegna (1891)
- Anime Oneste (1895)
- La via del male (1896)
- Il vecchio della montagna (1900)
- Elias Portolu (1903)
- Cenere (1904) da cui fu tratto il film con Eleonora Duse
- Canne al Vento (1913)
- La Madre (1920)
- Il paese del vento (1931)
- Cosima (1937)
"Per la sua ispirazione idealistica che con plastica chiarezza raffigura la vita nella sua isola natale"
Portò la Sardegna al centro della letteratura mondiale, in un periodo dove era raro che una donna potesse diventare una scrittrice, figuriamoci vincere un Nobel.
Anche dopo il suo trasferimento a Roma, non smise mai di scrivere sulla Sardegna; Grazia Deledda insegna che il talento supera i confini geografici e che la determinazione femminile è fenomenale, una donna che scriveva in un tempo in cui le donne dovevano restare in silenzio, lei invece parlò al mondo intero!
Maria Carta
Maria Carta nasce a Siligo il 24 giugno del 1934, da una famiglia di umile origini, legata alla tradizione contadina; sin da bambina è stata immersa nella musica popolare sarda, partecipando al coro della chiesa e imparando canti religiosi e popolari dagli anziani del paese.Negli anni 50 e 60 inizia ad esibirsi in pubblico, con la sua interpretazione della musica tradizionale sarda, dai canti a tenore, ninne nanne e canti gregoriani, aggiornando e modificando la tradizione con arrangiamenti moderni e personali, inventando un suo genere musicale e artistico.
Ha partecipato a diversi festival italiani e internazionali, tra cui il Festival dei Due Mondi di Spoleto, ha collaborato con grandi musicisti e registi, portando la Sardegna in tutta Europa.
La sua voce era profonda, intensa e spirituale, capace di evocare la natura, il paesaggio e la storia della Sardegna; nei suoi testi parlava di territorio, di fede, di lotte, di amore e identità, rendendola un simbolo delle donne forti sarde.
Maria Carta è stata riconosciuta in Italia e all'estero come ambasciatrice della cultura sarda, ha contribuito alla valorizzazione della musica popolare come arte di rilevanza internazionale; ancora oggi i suoi dischi sono studiati nei conservatori e ascoltati da generazioni di ogni età.
Tra i suoi album più famosi ne citiamo alcuni :
- Sardegna Canta (1971)
- Delirio (1974)
- Vi canto una storia assai vera (1976)
- Sonos 'e memoria (1981)
- Chelu e Mare (1992)
Oltre a creare opere meravigliose, ha recitato anche a teatro e al cinema, per esempio interpretando la madre di Vito Corleone nel Padrino - Parte II di Coppola, oppure il ruolo di Marta nello sceneggiato Gesù di Nazareth di Zeffirelli, come testimonianza che la donna sarda può essere poliedrica, coraggiosa e creativa.
Nel 1987 si esibì nella Cattedrale di San Patrick a New York e nel 1988 nella Cattedrale di St. Mary a San Francisco, mentre la sua ultima esibizione fu a Tolosa, il 30 giugno 1993.
Dopo la sua morte, nel 1994 fu istituita la Fondazione Maria Carta, con lo scopo di promuovere la cultura e la musica della Sardegna, e dal 2003, la stessa fondazione, attribuisce un premio a chi contribuisce a promuovere l'immagine della cultura sarda in Italia e nel mondo.
Maria Carta è un esempio di donna che ha scavalcato i confini del suo piccolo paese, portando la sua voce e quindi dando voce a tutte le donne sarde, nel mondo; grande simbolo di orgoglio, forza culturale e identità femminile, ispirando tantissime giovani donne a seguire le sue orme.
Maria Lai
Tornata in Sardegna negli anni 40, iniziò a confrontarsi con l'arte moderna, mantenendo però uno strettissimo legame con le tradizioni sarde.
Maria Lai non si è dedicata solamente alla pittura e alla scultura, ma ha spaziato le arti, creando qualcosa di unico.
La sua cifra stilistica più riconoscibile sono i suoi "Libri Cuciti", opere realizzate con tessuti, fili e materiali poveri, una poesia visiva che trasforma l'atto del cucire in narrazione e memoria.
La sua opera più famosa è "Legarsi alla Montagna" del 1981, un'azione collettiva e performativa nella quale tutto il paese di Ulassai fu invitato a legare le case al Monte Gedili con un nastro azzurro, ispirata a una leggenda locale.
Questa opera è considerata un esempio di arte relazionale, dove l'arte diventa esperienza comunitaria.
Nel 2006 fondò nella sua città natale la Stazione dell'Arte, museo di arte contemporanea che custodisce oltre cento delle sue opere, donandole al paese; il progetto ha trasformato Ulassai in un vero e proprio museo a cielo aperto, con istallazioni integrate nel paesaggio.
Maria Lai è stata protagonista di mostre internazionali, in numerosi musei in Italia, Europa e Stati Uniti, celebrata nel MAXXI di Roma per il centenario della sua nascita e riconosciuta ufficialmente con una laurea honoris causa in Lettere dall'Università di Cagliari.
Maria Lai rappresenta un modello di donna che si è affermata in un mondo dominato da uomini, ha trasformato materiali semplici in opere d'arte, ha coinvolto intere comunità, mettendo l'arte al servizio del popolo ed è riuscita a coniugare radice sarda con linguaggio universale.
La sua frase più celebre : "Non sono nata in Sardegna : io sono la Sardegna".
Michela Murgia
Michela Murgia è nata a Cabras il 3 giugno del 1972 ed è stata una delle voci più originali della letteratura e del dibattito culturale italiano contemporaneo.
Era scrittrice, autrice teatrale, saggista, conduttrice radiofonica e volto noto della televisione culturale italiana.
Ha saputo raccontare la vita contemporanea con occhio critico, profondo ed originale, intrecciando esperienza personale, memoria collettiva e riflessione sociale.
Tra le sue opere più famose :
- Il Mondo deve sapere : un romanzo che nasce da un blog sul lavoro precario nei call center e diventa anche un film.
- Accabadora : tra i suoi libri più celebri, vincitore di premi importanti come il Premio Campiello e il Premio Mondello, ambientato in Sardegna e centrato su temi di vita, morte e autonomia femminile.
- L'incontro, Chirù, Noi siamo tempesta : altri romanzi che esplorano identità, memoria e relazioni.
- Saggi come "L'ho uccisa perché l'amavo (falso!) , Stai zitta e altre frasi che non vogliamo sentire più, Good save the Queer, riflessioni su linguaggio, diritti e femminismo.
Attivismo e diritti civili : ha parlato apertamente di femminismo, diritti LGBTQ+, autodeterminazione e critiche alle strutture patriarcali.
Politica : nel 2004 si è candidata come Presidente della Regione Sardegna, ottenendo un risultato significativo e portando dibattiti importanti anche nella cultura politica regionale.
Voce libera : ha condotto programmi radiofonici, televisivi e podcast, scritto per numerose testate, sempre difendendo con chiarezza e passione le proprie idee.
Fino alla fine ha continuato a scrivere, riflettere e parlare, trasformando anche la sua malattia in un inno alla vita e alla libertà di espressione.
Michela Murgia rappresenta perfettamente la "Donna Sarda", forte, senza paura di esprimere le proprie idee, anzi pronta a tutto pur di difenderle, libera sino alla morte.
"Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva"
Ninetta Bartoli
Antonia "Ninetta" Bartoli nasce il 24 settembre del 1896 a Borutta, da una famiglia nobile che le permise un'educazione curata presso l'istituto Figlie di Maria di Sassari; scelse di non sposarsi e di dedicare tutta la sua vita all'impegno sociale e politico per il suo paese.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, con l'estensione del diritto del voto e di eleggibilità alle donne, Ninetta Bartoli si candidò e fu eletta sindaco di Borutta, nel 1946; ottenne circa l'89 % dei voti, un risultato straordinario in quell'epoca, diventando così la Prima Donna Sindaco d'Italia.
Il giorno dell'insediamento si è fatta fotografare con indosso il costume tradizionale di Borutta.
Restò in carica 12 anni, fino al 1958, dedicandosi con energia a trasformare Borutta; fece costruire l'acquedotto e l'impianto fognario, scuole, asilo, case popolari, cooperative per il latte, formaggi e per l'agricoltura, lavoro per le donne.
Si impegnò anche nel recupero di patrimoni artistici, come il complesso monastico di San Pietro di Sorres, riportato all'antico splendore con la presenza dei monaci benedettini.
Morì nel 1978, ma la sua figura è ricordata ancora oggi, come simbolo di emancipazione femminile, di impegno civico, volontà e forza; a suo nome sono stati istituiti premi e riconoscimenti, come il Premio Ninetta Bartoli, promosso dalla FIDAPA, dedicato alle donne che si distinguono per contributi politici, sociali e culturali.
Ninetta Bartoli ci insegna che ogni donna ha il suo percorso, che ognuna può essere ciò che vuole, che non tutte le donne sognano un matrimonio o dei figli, ed è giusto così.
Adelasia Cocco
Adelasia Cocco nasce a Sassari nel 1885 ed è stata una figura pionieristica della medicina italiana, la Prima Donna Medico d'Italia, un traguardo straordinario, in un'epoca in cui la professione medica era quasi esclusivamente maschile.
Si laureò in Medicina all'Università di Sassari nel 1913, ma nonostante il titolo, incontrò forti resistenze; inizialmente le venne impedito di esercitare pienamente la professione perché donna, solo in seguito, dopo insistenze e ricorsi, riuscì ad ottenere l'incarico pubblico.
Nel 1914 fu nominata medico condotto a Lollove e poi a Nuoro; essere "medico condotto" significava assistere gratuitamente le fasce più povere della popolazione, percorrendo spesso chilometri a piedi o a cavallo, per raggiungere i pazienti nei piccoli paesi e nelle campagne.
Operò in anni molto difficili, segnati da povertà, epidemie e condizioni igienico sanitarie molto precarie; si occupò non solo delle cure mediche, ma anche dell'educazione sanitaria, contribuendo a migliorare la qualità della vita nelle comunità barbaricine.
Adelasia Cocco fu anche la Prima Donna Sarda ad aver conseguito la patente, nel 1919.
Morì nel 1983, lasciando un segno profondo nella storia dell'emancipazione femminile in Sardegna e in Italia, simbolo di determinazione, competenza e coraggio, insegnandoci che ogni donna può farcela, anche contro tutto e tutti, qualsiasi donna se ha un obbiettivo può raggiungerlo, perché Adelasia Cocco ha curato la Barbagia, quando alle donne non era ancora concesso curare.
Simonetta Sotgiu
Simonetta Sotgiu è una magistrata sarda, originaria di Sassari, considerata una delle figure femminili di riferimento nella giustizia italiana contemporanea; è stata tra le prime donne a vincere il concorso in magistratura, in un'epoca in cui alle donne era precluso l'ingresso alla professione, concesso per legge solo nel 1963.
Nella sua carriera ha ricoperto incarichi di grande responsabilità nel distretto giudiziario della Sardegna, è stata consigliera di Cassazione, co-fondatrice dell'Associazione Donne Magistrato, vice presidente per due mandati della Commissione Nazionale di parità presso la Presidenza del Consiglio, tra le prime donne a guidare un ufficio giudiziario di così alto livello nell'isola.
Il suo percorso professionale si è distinto per rigore, competenza e attenzione ai temi della legalità e della tutela dei diritti.
Simonetta Sotgiu si è fatta strada in un mondo dominato da uomini, quello della magistratura ai vertici, è rappresenta un simbolo di leadership femminile, un modello per le nuove generazioni e un esempio di impegno istituzionale in Sardegna.
Chiara Vigo
Chiara Vigo è una maestra artigiana sarda, originaria di Sant'Antioco, conosciuta in tutto il mondo come l'Ultima Maestra di Bisso Marino.
Il bisso marino è una fibra rarissima e preziosa, ricavata dai filamenti della Pinna Nobilis, un grande mollusco del Mediterraneo; una volta lavorato, il filo assume un colore dorato naturale, tanto da essere chiamato la "Seta del Mare".
Oggi la Pinna Nobilis è una specie protetta e gravemente minacciata, quindi la raccolta è vietata, la lavorazione del bisso è legata a tradizioni antichissime e a materiali raccolti nel rispetto del mare.
Chiara Vigo ha ereditato quest'arte secondo una tradizione familiare e spirituale antichissima, non vende le sue opere : le dona, seguendo un codice etico che considera il bisso un bene sacro e non commerciabile.
Chiara Vigo viene considerata come la custode di un sapere che affonda radici nella civiltà fenicia e mediterranea, infatti è diventata un simbolo della Sardegna arcaica e misteriosa, del legame profondo tra donna, mare e tradizioni, e soprattutto della salvaguardia dei saperi antichi.
Maria Grazia Pinna
Originaria della Sardegna, Maria Grazia Pinna, nel febbraio del 1979 ha fatto il suo esordio da arbitro in una partita di calcio, diventando la Prima Donna in Italia ad Arbitrare.
In un'intervista ha dichiarato di amare il calcio ma non il lavoro degli arbitri sempre contro la sua squadra; questo l'ha spinta a voler diventare un arbitro, frequentando il corso di formazione alla Uisp, Unione Italiana Sport Per Tutti.
Durante la prima partita, nelle periferie di Firenze, oltre al pubblico, c'erano tantissimi giornalisti, tutti pronti ad assistere a questo "strano" evento, una donna in un lavoro da uomo, in un mondo di uomini!
Uscirono tantissimi titoli, molte critiche, venne definita "L'arbitro con il rossetto" "L'arbitro con il trucco" e sapete cosa rispose ?
Oltre a delle sane risate, disse che era vero, aveva il rossetto, il trucco, i gioielli e dei pantaloncini corti, perché era una donna oltre che un arbitro.
Maria Grazia Pinna ha fatto l'arbitro per oltre dieci anni, rispondendo a tutti gli insulti e alle battute subdole con intelligenza ed ironia, ha rotto i tabù nel mondo del calcio italiano, ha anticipato il percorso di emancipazione femminile nello sport, diventando un simbolo di determinazione e parità di genere.
Daniela Ducato
Daniela Ducato è un'imprenditrice e manager sarda, tra le figure più autorevoli in Italia nel campo della bioedilizia e dell'economia circolare, ha trasformato l'innovazione ambientale in un modello economico concreto, diventando un punto di riferimento nazionale per la sostenibilità.
Daniela Ducato è fondatrice e promotrice di reti di imprese che operano nella costruzione sostenibile, sviluppando materiali innovativi realizzati con scarti agricoli locali, come lana di pecora, sughero e residui vegetali.
Grazie al suo lavoro ha dimostrato che gli scarti possono diventare risorse, l'edilizia può essere a basso impatto ambientale e il territorio può generare valore senza essere sfruttato.
Ha ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali per l'innovazione e la sostenibilità ed è inserita tra le donne più influenti nel settore green in Italia, nominata cavaliere della Repubblica per i suoi meriti ambientali, dal presidente Sergio Mattarella, premiata come miglior innovatrice in Italia, miglior innovatrice green d'Europa in Svezia e inserita dal New York Times fra i primi dieci nella classifica mondiale dei prodotti utili per salvare il clima.
Daniela Ducato rappresenta la Sardegna che innova, l'imprenditoria femminile etica e la visione di un futuro sostenibile, costruito partendo dalle radici.
Le Donne Invisibili
Non hanno statue.
Non hanno ricevuto premi.
Non hanno avuto titoli.
Eppure hanno costruito case, cresciuto figli, custodito lingue, tramandato canti, ricamato identità, cucinato prelibatezze.
Chi erano ?
Le Nonne
Sono quelle che hanno insegnato il rispetto, la fatica, il silenzio, che sapevano fare il pane carasau senza usare una bilancia, o i dolci della stessa identica misura, senza nessun tipo di strumento, che conoscevano le erbe curative, prima ancora dei dottori, che leggevano e raccontavano storie antiche senza nessun titolo di studio.
Alcune erano pastore e contadine, sveglie prima dell'alba, lavoravano la terra e accudivano gli animali quando gli uomini emigravano, sono loro che hanno tenuto in piedi intere comunità senza mai chiamarlo "eroismo".
Altre erano artigiane e ricamatrici, le loro mani raccontavano storie, ogni punto era un simbolo e ogni tela un'eredità, hanno trasformato fili in identità culturale.
Oppure c'erano le donne delle cantine, delle cucine e delle sagre, senza di loro non esisterebbe la convivialità sarda, sono le custodi dell'ospitalità, del "piatto in più per chi arriva".
Le donne invisibili non sono mai state davvero invisibili, erano il centro, solo che nessuno le fotografava.
Il futuro ha il loro nome, non sono solo memoria o passato, sono radice, e le radici non si vedono, ma tengono in piedi il mondo!
Ogni bambina sarda che oggi sogna in grande, che vuole scrivere, curare, arbitrare, costruire, danzare, governare, innovare, cammina su un terreno reso fertile da loro.
A loro che sono state silenziate, cancellate, uccise, a chi ha subito violenze, ingiustizie, soprusi, a chi avrebbe avuto grandi sogni e vite da vivere, ma non gli è stato permesso:
Vi ricordiamo, vi nominiamo, e vi dedichiamo ogni passo avanti, ogni conquista, ogni sogno che continua.
Che la vostra assenza ci insegni a proteggere, rispettare e valorizzare ogni donna, ogni bambina, ogni vita; che la vostra memoria sia il faro che illumina il cammino di chi ancora può scegliere e lottare.
A voi, il nostro grazie e la nostra promessa di non dimenticare.
Per Elisabetta, Giuseppina, Martina, Maria, Cinzia, Francesca, Ignazia, Marisa, Manuela, Alina, Luisa, Gisela, Chiara, Angelica, Paola, Erika, Federica, Luigina, Slobodanka, Daniela, Antonietta, Mihaela, Speranza, Marcella, Susanna, Romina, Dina, Zeneb
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